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sabato 8 agosto 2015

Farmaci Omeopatici


L' omeopatia (dal greco òmoios, "simile", e pàthos, "malattia") cura il simile con il simile: in pratica, per favorire la naturale capacità di autoguarigione dell'organismo somministra, a dosi molto diluite, sostanze ricavate da piante, minerali ed estratti animali che in un soggetto sano e a dosi normali producono gli stessi effetti della malattia. Questo per stimolare il sistema immunitario a rispondere all'attacco della malattia o del disturbo in corso. Al contrario, nell'allopatia, ovvero nei farmaci di sintesi (dal greco àllos, "diverso", e pàthos) si utilizzano sostanze che nel soggetto malato mirano a produrre effetti opposti del sintomo e della malattia.


Su quali principi si basa l'omeopatia?

autoguarigione

Il nostro organismo ha già in sé tutte le risorse per guarire. L' omeopatiacerca di favorire questa naturale risposta di autoguarigione.

Il principio di similitudine 

Secondo l' omeopatia, per facilitare o stimolare questa capacità di autoguarigione, occorre somministrare le stesse sostanze che hanno provocato i disturbi. La scelta del rimedio omeopatico, quindi, avviene per analogia.

L' omeopatia (dal greco òmoios, "simile", e pàthos, "malattia") cura il simile con il simile: in pratica, per favorire la naturale capacità di autoguarigione dell'organismo somministra, a dosi molto diluite, sostanze ricavate da piante, minerali ed estratti animali che in un soggetto sano e a dosi normali producono gli stessi effetti della malattia. Questo per stimolare il sistema immunitario a rispondere all'attacco della malattia o del disturbo in corso. Al contrario, nell'allopatia, ovvero nei farmaci di sintesi (dal greco àllos, "diverso", e pàthos) si utilizzano sostanze che nel soggetto malato mirano a produrre effetti opposti del sintomo e della malattia.

Su quali principi si basa l'omeopatia

La capacità di autoguarigione

Il nostro organismo ha già in sé tutte le risorse per guarire. L' omeopatiacerca di favorire questa naturale risposta di autoguarigione.

Il principio di similitudine 

Secondo l' omeopatia, per facilitare o stimolare questa capacità di autoguarigione, occorre somministrare le stesse sostanze che hanno provocato i disturbi. La scelta del rimedio omeopatico, quindi, avviene per analogia.

La diluizione infinitesimale 

Più la sostanza è diluita, più agisce in profondità nell'organismo. Le sostanze omeopatiche vengono quindi diluite numerose volte, riducendo così i rischi di effetti tossici, ma mantenendo comunque la capacità di stimolare la risposta di autoguarigione.

La dinamizzazione 

Dopo ogni diluizione, il flacone con il rimedio omeopatico viene agitato vigorosamente per creare nuovi legami tra le molecole d'acqua della soluzione e la sostanza originale del rimedio.

Le caratteristiche: sono meno tossici e vengono prescritti "su misura"

Perché optare per un trattamento di tipo omeopatico piuttosto che per uno convenzionale? Per stimolare l'organismo ad autoguarirsi, evitando una serie di effetti collaterali grazie anche a rimedi su misura. In pratica, l' omeopatia

- Favorisce l'autoguarigione: L'obiettivo del rimedio omeopatico non è sopprimere il sintomo di per sé e basta, ma favorire la naturale capacità di guarigione dell'organismo.

    - Evita effetti dannosi: Il meccanismo d'azione dell' omeopatia non segue le logiche della chimica, con tutte le conseguenze positive che ne derivano tra cui:

      - assenza di effetti tossici (la probabilità di trovare anche una sola molecola della sostanza iniziale è praticamente nulla);

      - nessun problema in caso di sovradosaggio o ingestione accidentale;

      - effetti collaterali praticamente inesistenti

      - fegato e reni non vengono sovraccaricati di tossine chimiche;

      - in linea di massima, non vi è alcuna interazione con altri trattamenti (farmacologici e non) anche se, qualora vi siano terapie in corso, è sempre meglio avvisare l'omeopata;

      - possibilità di somministrare i rimedi omeopatici anche ai bambini e ai neonati.

      - Privilegia l'individuo: La scelta del rimedio è individualizzata: persone che presentano sintomi identici ricevono in genere due trattamenti omeopatici diversi, in base alle loro caratteristiche individuali (il cosiddetto "terreno"). Invece per la farmacologia ufficiale, gli individui sono tutti uguali: un bambino con la febbre può ricevere lo stesso tipo di farmaco di un novantenne col mal di schiena.

        Come leggere l'etichetta: cosa rivelano cifre e lettere

        Dopo il nome della sostanza medicinale, sulla confezione del rimedio compaiono alcune sigle composte da una cifra e da una o più lettere. La cifra indica il numero di diluizioni cui è stata sottoposta la sostanza iniziale (7, 9, 15, 30, ecc.). Le lettere denotano il metodo utilizzato: CH (diluizione centesimale secondo il metodo di Hahnemann), DH (diluizione decimale secondo il metodo di Hahnemann), K (diluizione secondo il metodo di Korsakov), LM o 50M (diluizione cinquanta millesimale).

        Per esempio: "Ledum palustre 7 CH", significa che la sostanza iniziale (il rosmarino selvatico triturato e polverizzato) è stata sottoposta a 7 diluizioni secondo il metodo originario di Hahnemann.

        Quali tipi di rimedi omeopatici esistono?

        Granuli

        Sono piccole sfere di lattosio, impregnate della sostanza medicinale omeopatica diluita (solitamente a diluizioni medio-basse) e contenute in un tubo. Sono adatti per essere assunti più volte al giorno (per es., 5 granuli 3 volte al giorno).

        Globuli 

        Sono simili ai granuli, ma sono molto più piccoli. Il contenuto di un tubo (solitamente 200 globuli e a diluizioni molto alte) viene assunto in un'unica dose (per esempio, un tubo da 200 globuli una volta alla settimana).

        Gocce

        Le gocce, solitamente realizzate con una soluzione alcolica, sono la forma più utilizzata per somministrare rimedi omeopatici a diluizioni molto basse, come nel caso della gemmoterapia.

        La scelta del rimedio: i due elementi da considerare

        La scelta e la prescrizione di un rimedio omeopatico sono individualizzate e devono tenere conto soprattutto di due elementi: 

        - L'individuo: Le caratteristiche costituzionali dell'individuo (il cosiddetto "terreno sensibile").

          - Il tipo di disturbo: Le caratteristiche del disturbo in atto o che si vuole prevenire, tenendo conto per esempio dei fattori che ne determinano il peggioramento e il miglioramento (come freddo/caldo, movimento/riposo ecc.).

            Idealmente, quando si utilizza un rimedio omeopatico per la prima volta, la scelta dovrebbe avvenire dopo un colloquio approfondito con un esperto. Tuttavia, una volta individuata la propria costituzione (e quindi i rimedi costituzionali appropriati) si potrà procedere più facilmente alla scelta dei rimedi a seconda dei sintomi presentati.


            Consulta il medico se...

            La medicina omeopatica si presta anche al fai-da-te, a patto però di rivolgersi a un omeopata esperto in queste due circostanze: 

            - Per iniziare: Quando si usa l' omeopatia per la prima volta è bene rivolgersi a un esperto in modo da individuare correttamente il terreno e procedere con criterio alla scelta del rimedio e alla personalizzazione della diluizione e della dose.

              - In caso di aggravamento: Il consulto con uno specialista è auspicabile anche durante l'assunzione, in caso di aggravamento omeopatico che non si risolve nell'arco di 2-3 giorni.

                Si può consigliare a un'altra persona il rimedio omeopatico che si sta assumendo? In linea di massima no. Come abbiamo visto, a differenza dei farmaci, le cure omeopatiche sono scelte in base alle caratteristiche personali e individuali, non solo in base al tipo di sintomo o di disturbo presentato.

                Istruzioni per l'uso: le quattro regole da rispettare 

                rimedi omeopatici non sono complicati da assumere, ma rispetto a quelli tradizionali prevedono alcune differenze sostanziali. Ecco in particolare che cosa fare per ottenere i migliori risultati dalla terapia. 

                - Assumi i rimedi fin dai primi sintomi: La somministrazione dovrebbe avvenire il prima possibile.

                  - Più spesso nella fase acuta: La frequenza delle somministrazioni dipende dalla gravità del disturbo: per esempio, 3-4 volte al giorno in fase acuta, ma anche più frequentemente laddove indicato, per poi ridurre gradualmente fino alla sospensione.

                      - Sempre sotto la lingua: I granuli e i globuli devono essere disciolti sotto la lingua, poiché a questo livello il rimedio viene assorbito meglio dalla ricca rete di capillari venosi. 

                      - Non ingerirli subito: I rimedi in forma liquida (sciroppi, gocce ecc.) dovrebbero essere trattenuti sotto la lingua per almeno un minuto prima di essere ingeriti.

                        Piccole attenzioni per non vanificare la terapia

                        Alcune sostanze e aromi possono interferire con l'efficacia dei rimedi omeopatici. Per questo, durante il trattamento è importante fare attenzione alle combinazioni con cibo, alcol, fumo ecc. 

                        - Un'adeguata igiene orale: È essenziale l'igiene orale, evitando però di lavarsi i denti mezz'ora prima e mezz'ora dopo l'assunzione del rimedio e con i dentifrici aromatizzati, in particolare quelli alla menta; preferisci i dentifrici omeopatici.

                          - Lontano dai pasti: L'assunzione del rimedio omeopatico dovrebbe avvenire a digiuno o per lo meno lontano dai pasti (almeno 30 minuti prima o 2 ore dopo un pasto).

                            - Lontano dalle sigarette: Evita di fumare almeno un'ora prima e un'ora dopo l'assunzione del rimedio.

                              - Stop a caffè, alcol e spezie: Durante una cura omeopatica, è bene evitare di prendere caffè e alcolici e di mangiare cibi o bere bevande speziati.

                                - No ai cosmetici troppo aromatici: Riduci in generale l'uso di prodotti cosmetici con aromi molto intensi (come certi saponi, creme, lozioni ecc.).

                                    Diluizioni e dosi 

                                    Diluizione e dose del rimedio omeopatico vengono adattate tenendo conto di vari fattori, tra cui soprattutto il grado di somiglianza o corrispondenza tra i disturbi presentati e gli effetti della sostanza omeopatica: maggiore è la similitudine, maggiore deve essere la diluizione da utilizzare.

                                    Le diluizioni più utilizzate sono:

                                    - 4 o 5 CH (diluizioni basse);

                                    - l 7 o 9 CH (diluizioni medie);

                                    - l 15 o 30 CH (diluizioni alte).

                                    Nata grazie al dr Hanemann medico tedesco vissuto tra il 18 ed il 19 secolo, l'omeopatia si basa sul criterio di similitudine cioè curare una malattia con un rimedio che nella persona sana genera gli stessi sintomi.

                                    Un esempio: quando pelate una cipolla lacrimano gli occhi e cola il naso, bene la cipolla in omeopatia Allium Cepa, servira' per curare tutte le malattie che avranno questi sintomi, per esempio quel raffreddore con naso colante ma non quello con naso tappato.

                                    Le sostanze molto spesso veleni, se usate in dosi ponderali, vengono diluite per fargli perdere ogni effetto tossico; vengono agitate in termine tecnico "dinamizzate " e con questo acquistano potere terapeutico.

                                    I mancati rischi dell' omeopatia sono legati al fatto che oltre alla diluizione 12 ch non sia presente materia chimica e che quindi se un bimbo ingerisse un tubo intero di granuli ,cosa a ovviamente già successa nella famiglia dei farmacisti, non avrebbe gli effetti collaterali dati da un pari quantitativo di farmaco.

                                    Regole e modalità del farmaco omeopatico

                                    Come, in quali dosi e modalità assumere i farmaci omeopatici, una serie di regole da tenere sottocchio per non sbagliare

                                    1) Sciogliere in bocca, sotto la lingua, granuli e globuli omeopatici. I granuli e globuli devono essere lasciati cadere in bocca, sotto la lingua. Non devono essere deglutiti, ma lasciati sciogliere in bocca. La forma di assorbimento sublinguale assicura la migliore diffusione del medicinale omeopatico nell’organismo. Tuttavia in caso di impossibilità, come nel lattante, si può somministrare il preparato omeopatico sciolto in acqua o nel latte, senza che ne venga meno l’efficacia.

                                    2) Evitare il contatto dei granuli con le dita. I granuli e i globuli non devono essere toccati con le dita, ma versati nell’apposito tappo contenitore e lasciati cadere in bocca, sotto la lingua, per non modificare la configurazione molecolare particolare, responsabile dell’attività del medicinale. Per i bambini piccoli si può provvedere a sciogliere i granuli o monodose in un po’ d’acqua minerale naturale, facendola poi assumere a piccoli sorsi. Per il lattante è opportuno scegliere i granuli in un cucchiaio di acqua minerale naturale o la monodose in un mezzo bicchiere d’acqua. Quando un medicinale deve essere assunto durante il corso della giornata, è utile sciogliere 20 granuli in 100 ml. di acqua minerale naturale e far assumere alcuni sorsi d’acqua ogni ora od ogni 2 ore, secondo indicazioni.

                                    3) Rispettare le medesime regole di somministrazione per granuli e globuli.

                                    4) Evitare di assumere menta, canfora, sostanze volatili e aromatiche. Queste sostanze possono interferire con l’assorbimento o con l’attività dei rimedi omeopatici. In particolare va evitato l’uso di dentifrici a base di menta.

                                    5) Assumere i medicinali lontano dai pasti, rispettando la posologia consigliata. Il medicinale omeopatico va assunto almeno un’ora dopo il pasto e mezz’ora prima del pasto. Il numero di granuli da assumere è uguale per tutte le età dell’uomo. L’esperienza ha evidenziato che 3-5 granuli rappresentano la posologia più appropriata. In generale, nelle forme acute il rimedio va assunto più volte al giorno, mentre nelle forme croniche la somministrazione avviene a intervalli più lunghi (settimanali, quindicinali, mensili) e per un lungo periodo.

                                    6) Richiedere direttamente al farmacista o al medico eventuali informazioni sul medicinale omeopatico. In omeopatia il medicinale non cura la malattia ma un insieme di sintomi che possono corrispondere a numerose malattie e a un numero limitato di pazienti.

                                    7) Conservare il tubetto dei granuli o dei globuli fino alla scadenza indicata in un luogo pulito e sciutto, al riparo da eventuali eccessi termici.

                                    8) Limitare l’uso di alcolici, tabacco e stimolanti in corso di trattamento.

                                    9) Informare il medico di eventuali aggravamenti marcati e prolungati dopo l’assunzione del medicinale omeopatico. Tale aggravamento omeopatico ha un significato favorevole, purchè sia limitato nel tempo e non comporti rischi per il paziente.

                                    10) Non allarmarsi per l’ingestione accidentale di una dose superiore a quella consigliata. Il medicinale agisce come uno stimolo specifico sull’organismo, adatto al singolo individuo e alla sua patologia, esso agisce esclusivamente su quella persona e sulla sua affezione. Pertanto l’assunzione di un preparato omeopatico non indicato non induce alcun effetto terapeutico o tossico anche perché i medicinali omeopatici sono di per se stessi privi di tossicità.

                                    a cura di Sonia Tarantola Tratto dal libro: Bruno Brigo, Omeopatia per tutti i giorni, tecniche nuove

                                    venerdì 17 luglio 2015

                                    Estratto secco titolato

                                    L’estratto secco è un preparato che contiene un’elevata concentrazione di principio fitoterapico, ossia il principio attivo della sostanza in questione, quella parte del fiore che la fitoterapia – la scienza che si serve di fiori, piante ed erbe per curare patologie più o meno gravi – si preoccupa di estrarre poiché ritenuto medicamentoso, valido cioè nella prevenzione o nella cura di alcune malattie. L’estratto secco titolato è così detto poiché è certificato che contiene un quantitativo circoscritto e ben determinato di principio attivo (detto anche fitocomplesso). L’estratto secco titolato consente ai fitoterapisti di sfruttare al meglio le proprietà delle piante e soprattutto di sfruttare gli effetti benefici di un determinato principio attivo per curare patologie diverse e prevenire malanni stagionali. Gli estratti secchi vengono detti titolati quando sono certificati e rispettano determinati requisiti che ne dimostrano la qualità: vanno conservati in maniera corretta e in luoghi dalla temperatura costante, ideale alla conservazione del fitocomplesso; devono essere lavorati in modo tale che il principio attivo non si disperda e che le erbe utilizzate vengano rispettate nel loro codice genetico; infine l’estratto secco titolato deve riportare tutti ciò su un’apposita etichetta dove dev’essere indicato anche il periodo dell’anno in cui la pianta è stata raccolta e successivamente lavorata.

                                    Nella fitoterapia gli estratti secchi titolati sono dunque considerati alla stregua di veri e propri medicinali: essi generalmente si ricavano mediante un processo di evaporazione oppure di purificazione finalizzato all’eliminazione di tutte quelle componenti non attive oppure addirittura nocive per l’organismo umano. Oltre che in polvere gli estratti secchi titolati sono disponibili in capsule e in compresse; il costo è medio-alto e dipende sia dal numero di compresse contenute nella confezione, sia dalla concentrazione del principio attivo contenuto.

                                    Come si prepara l’estratto secco titolato


                                    Gli estratti secchi vegetali sono composti in polvere che tuttavia non possono essere considerati dei veri e propri medicinali: essi infatti non vengono ricavati mediante processo di evaporazione oppure di estrazione, grazie all’uso di solventi; gli estratti secchi generici vengono sintetizzati mediante un processo di polverizzazione identico a quello usato nella preparazione delle droghe. 

                                    Le loro proprietà terapeutiche sono minime, soprattutto se confrontate con

                                    quelle degli estratti secchi titolati, che in dosi uguali possiedono un’efficacia nettamente superiore. Il processo di estrazione degli estratti secchi titolati prevede quasi sempre l’uso di solventi, sostanze specifiche che fanno emergere il principio attivo e lo isolano dagli altri: il solvente viene fatto evaporare sfruttando le alte temperature che però non superano mai i cinquanta gradi centigradi, perché temperature eccessivamente calde potrebbero alterare i principi attivi. Il principio attivo viene estratto utilizzando sostanze “inerti” (che cioè non lo modificano né lo danneggiano in alcun modo) come saccarosio, lattosio oppure amido essiccato, i solventi tradizionalmente più usati. L’estratto secco titolato è dunque un prodotto molto controllato e in possesso di una documentazione che attesta scrupolosamente quale percentuale di principio attivo esso contiene e in che modo possa venire utilizzato. 

                                    Modalità d’azione di questi fitofarmaci


                                    Gli estratti secchi titolati si trovano per lo più sotto forma di polveri, mentre quantità e qualità del principio attivo contenuto dipendono dal modo in cui è stato essiccato e sono riportati sulla confezione. Per la posologia occorre rivolgersi a uno specialista, tuttavia la quantità di principio attivo somministrato non deve essere inferiore a quella prevista dalla Farmacopea mondiale, poiché se così fosse gli effetti 

                                    medicamentosi dell’estratto sarebbero nulli. La titolazione è dunque fondamentale per controllare questi prodotti e per standardizzarli di modo che il loro uso sia il più semplice ed efficace possibile. Comprare un estratto secco titolato è dunque il modo migliore per avere un prodotto di sicura efficacia, garantito da chi lo produce e che dunque riduca il minimo il rischio di effetti collaterali. Gli estratti secchi vengono utilizzati per curare una varietà pressoché infinita di patologie più o meno gravi: dal raffreddore all'emicrania, dalle patologie infettive dell'apparato urinario alla purificazione dell'intestino, questi prodotti sono sempre più utilizzati e spesso sostituiscono egregiamente i farmaci veri e propri. Un costo leggermente maggiore viene tollerato in nome di effetti collaterali minori, mentre l'efficacia varia molto a seconda della patologia che si va a curare e del modo in cui queste capsule di principio attivo vengono utilizzate: per le patologie gravi è d'obbligo ricorrere alla medicina classica; per le sindromi lievi o le patologie più comuni, invece, il ricorso alla fitoterapia è sempre più frequente. Del resto curarsi con le piante e e fiori non è una prerogativa del nostro tempo, bensì una tradizione proveniente dall'antichità, quando furono scoperte le straordinarie proprietà benefiche insite nel mondo vegetale. Gli estratti secchi titolati, infine, possono essere utilizzati per prevenire i malesseri di stagione e i fastidi più disparati.

                                    (Articolo tratto da http://www.giardinaggio.it/erboristeria/succhi-di-pianta/estratto-secco-titolato.asp)


                                    giovedì 4 giugno 2015

                                    L'uomo è un animale onnivoro?


                                    Il primo mito da sfare circa il nostro rapporto col cibo è in effetti quello che non siamo animali onnivori per natura, ma lo siamo diventati, a nostro evidente svantaggio . Mangiamo di tutto per ignoranza, emulazione o per abitudine. L’affermazione che siamo animali onnivori è priva di fondamento scientifico .
                                    Al contrario, esistono numerose prove di anatomia comparata che mostrano che l’uomo è strutturato per procurarsi, assumere e metabolizzare cibo vegetale. È verissimo che il nostro livello evolutivo ci permette, in caso di mancanza del nostro cibo elettivo, di poter sopravvivere comunque anche con sottoprodotti di origine animale come latte, uova, miele, oppure direttamente con pesce, carne, molluschi, ma a scuola hanno omesso di farci osservare che l’uomo non ha artigli, non ha denti aguzzi, ha uno stomaco con livelli inferiori di acidità rispetto ai veri onnivori (cane, orso, maiale), ha un intestino molto più lungo del loro.
                                    In effetti deriviamo dalle scimmie antropomorfe e come loro siamo animali vegetaliano-frugivori, con la possibilità di poter mangiare e digerire occasionalmente, o in caso di necessità, piccole quantità di cibo animale.

                                    Non bisogna però confondere il vantaggio di poterlo fare, con l’obbligo di doverlo fare. Adottare diete a base di cibi animali, con scarse quantità di cibo vegetale, e ricche di cibi raffinati e conservati, alza enormemente il rischio di contrarre numerose patologie.


                                    Quali sono le sostanze più nocive contenute nei cibi di cui la maggior parte di noi si nutre?

                                    Fra le sostanze più nocive che introduciamo nel nostro corpo col cibo, abbiamo: 

                                    • inquinanti ambientali come diossine e clorofluorobifenili (scarti della combustione di fabbriche e inceneritori) che finiscono nel terreno e quindi nel cibo vegetale e soprattutto nei tessuti grassi di quello animale;
                                    • residui di fertilizzanti chimici, antiparassitari e anticrittogamici , usati in agricoltura, e a maggior ragione in quella per la produzione di foraggio per animali;
                                    • residui di antibiotici, antinfiammatori, ormoni sintetici e psicofarmaci usati in zootecnia per l’allevamento di animali;
                                    • sostanze tossiche che si sviluppano con la cottura e con l’ossidazione dei grassi saturi animali come il benzopirene e aldeide malonica, della cui cancerogenicità siamo certi;
                                    • grassi saturi e colesterolo contenuti nei cibi animali con particolare riferimento a carni rosse, salumi, insaccati e latticini;
                                    • carboidrati raffinati e ad alto indice glicemico (zucchero, farine bianche, bevande zuccherate);
                                    • grassi idrogenati e oli fritti che diventando simili a quelli animali, oppure, sviluppano sostanze dannose per la salute persino a respirarne i vapori in cucina (acroleina);
                                    • alcaloidi cadaverici contenuti nelle carni (cadaverina, putrescina, indolo e scatolo) che affaticano il sistema immunitario e stimolano la crescita cellulare (anche tumorale);
                                    • prodotti di scarto del catabolismo proteico (acidi urici, ippurici, ammoniaca, urea);
                                    • ci sono poi i problemi creati dal sale (cloruro di sodio), che molto spesso vengono ignorati o sottovalutati.

                                    Quali sono le principali patologie legate al nostro mangiare male?

                                    Le malattie legate al mangiar male sono sotto gli occhi di tutti. Innanzitutto le patologie tumorali, molte delle quali stanno diventando una pandemia.
                                    Poi ci sono le malattie cardiovascolari che includono infarti del miocardio e ictus cerebrali con tutto ciò che ne consegue.
                                    Aggiungiamoci le malattie degenerative del sistema nervoso che sono in costante crescita (morbo di Parkinson, Alzheimer, demenze senili); e le patologie degenerative del sistema osteo-muscolo-articolare (artosi, artriti, osteoporosi).
                                    Molti altri disturbi sono in costante aumento e stanno cercando di piazzarsi in classifica: le malattie gastrointestinali come il reflusso acido gastro-esofageo , la stipsi, e ancora le diverticolosi/liti , rettocoliti ulcerose, morbo di Crohn.
                                    Non parliamo poi dei mal di testa che comprendono le cefalee primarie e secondarie, le emicranie, la temibile cefalea a grappolo che abbassano notevolmente la qualità della vita di chi ne soffre.
                                    Allergie, intolleranze, malattie autoimmuni, sono il minimo che oggi ci può capitare con un sistema immunitario sempre più debole e confuso.

                                    Facciamo l’esempio di una giornata tipo: colazione a base di frutta fresca oppure di cereali in chicco o in fiocchi schiacciati (non estrusi), da ammollare con una bevanda tiepida (tisana, latte vegetale, meglio se fatto in casa).


                                    metà mattina merenda di frutta fresca di stagione .

                                    pranzo si dovrebbe iniziare sempre con delle verdure crude come antipasto, ovvero con una insalatona mista di ortaggi freschi e colorati arricchita con pezzettini di avocado, un paio di gherigli di noce e germogli freschi di cereale (farro, avena, riso, ecc.) o di legumi (lenticchie, soia verde, ecc.). L’insalatona potrà essere condita con un cucchiaio di olio extravergine, succo di limone ed erbe aromatiche (quindi senza sale né aceto). Il pasto può proseguire con una portata di cereali integrali e/o legumi, preparata in modo semplice e gustoso in minestre asciutte o brodose , magari con una salsina di accompagnamento (crema di spinaci o rucola, patè di olive o di capperi, salsina di funghi o un pesto di pinoli e basilico). Si potranno abbinare al cereale o al legume anche delle verdure di stagione come la zucca, le erbette, i carciofi, i topinambur, le cime di rapa . Ogni stagione ha i suoi vegetali gustosi e nutrienti.

                                    Nel tardo pomeriggio o un'ora prima di cena si potrà gustare una seconda merenda a base di frutta.

                                    La cena ricalcherà in qualche modo lo schema del pranzo; lo schema, non gli ingredienti, che invece potranno variare, tenendo conto che per molti il pasto serale deve essere più leggero per consentire un riposo adeguato.

                                    Articolo scritto da Michele Riefoli

                                    mercoledì 3 giugno 2015

                                    Dolori mestruali - Rimedi Naturali

                                    Cosa fare per il mal di pancia durante il ciclo? Ecco i consigli della nonna

                                    Il mal di pancia da ciclo mette ko molte donne ogni mese. I crampi che colpiscono durante i primi giorni del ciclo mestruale, sono infatti molto fastidiosi e portano con se spesso mal di testa e nausea. Combatterli è importante e aiuta le donne a migliorare la vita quotidiana. In commercio esistono molti prodotti naturali che possono aiutare donne e ragazze nei giorni del ciclo, ma le nostre nonne insegnano anche a curare il mal di pancia da ciclo con rimedi naturali. Osserviamone alcuni.


                                    Borsa dell’acqua calda: un rimedio tanto semplice quanto vecchio è quello di mettere la borsa dell’acqua calda sulla parte basa della pancia, in corrispondenza delle ovaie. Questo trattamento aiuta a limitare la costipazione e da sollievo immediato (o quasi). Certo è che non elimina il problema, aiuta solo a alleviare il dolore quindi è consigliabile usare questo trattamento la sera prima di coricarsi per facilitare il sonno. 
                                    Tisane: camomilla, malva o ancora melissa e verbena, sono queste le tisane specifiche che aiutano ad alleviare il dolore di pancia nei giorni del ciclo. Le tisane favoriscono anche il rilassamento nervoso, limitando il tipico umore nero di quei giorni. Si possono assumere in qualunque momento della giornata, meglio la sera prima di coricarsi perché alcune erbe favoriscono il sonno. 
Per tutte quelle donne che subiscono i dolori del ciclo mestruale anche nei giorni precedenti all’arrivo delle mestruazioni, è consigliato l’uso di tisane al lampone, lenitive e sfiammanti. 
                                    Zenzero: assunto in decotto lo zenzero lenisce il dolore e favorisce lo sgonfiamento della pancia (tipico dei giorni del ciclo). È possibile preparare un decotto con lo zenzero pestato in un mortaio e lasciato in infusione 15 minuti in acqua bollente. 
In alternativa con lo zenzero si possono preparare della applicazioni locali: bollire la radice di zenzero in acqua calda e poi imbevere un panno nella soluzione e applicarlo sulla zona dolorante. L’applicazione lenisce il dolore di pancia e aiuta a dormire meglio. 
                                    Artiglio del diavolo: nome particolare per una pianta dalle mille proprietà. L’artiglio del diavolo è un antiinfiammatorio che è possibile acquistare in erboristeria anche sotto forma di pastiglie per una rapida assunzione. 
                                    Sesamo: sotto forma di decotto da bere caldo in qualunque momento della giornata, aiuta a alleviare i dolori mestruali. 
                                    Coriandolo: i semi del coriandolo sono di facile assunzione perché non è necessario creare un decotto, ma è sufficiente lasciarli in infusione in acqua tiepida per qualche minuto. Un rimedio rapido per chi  ha poco tempo. 
                                    Origano: contro il nervosismo e l’irritabilità, l’origano è un vero e proprio toccasana. Va assunto sotto forma di bevanda lasciando in infusione per 15 minuti due cucchiaini da caffè di foglie di origano essiccato in una tazza di acqua bollente. Trascorso questo tempo è sufficiente filtrare e bere per ottenere un sollievo immediato. 
                                    Bagno caldo: un bagno caldo dona sollievo a chiunque, se aggiungete all’acqua del sale grosso con gocce di essenza di lavanda, il sollievo è assicurato anche per chi soffre di crampi mestruali.
                                    In linea generale poi è bene assumere cibi leggeri, evitando fritti e grassi strutturati. Quindi no ad arrosti, cibi spazzatura e dolci, in favore di frutta, verdura e tante tante vitamine. È bene anche accompagnare i pasti con semi di finocchio, semi di lino, cannella in polvere, per favorire lo sgonfiamento della pancia.

                                    Articolo scritto da Francesca Oliva interamente tratto da viversano.net

                                    giovedì 28 maggio 2015

                                    IL GRANO CRESO

                                     

                                    Come una modificazione genetica può portare un'intolleranza epidemica.

                                     

                                    I segreti della Celiachia
                                    Claudia Benatti – tratto da AAM Terranuova n.193

                                    E’ mai possibile che la diffusione pressoché «epidemica» della cellachia, cioè dell'assoluta intolleranza al glutine che può innescare anche gravi patologie conseguenti, possa essere dovuta ad una modificazione genetica approntata sul frumento? Questa ipotesi non è nuova e su di essa si sono spesso avventati, smentendola con ferocia, i sostenitori delle biotecnologie e dei cibi Ogm. Ma ora, grazie all'intuizione di uno scienziato di esperienza pluridecennale in campo medico, pare possa arricchirsi di ulteriori dettagli, chiarendosi all'opinione pubblica.


                                    Un frumento nanizzato
                                    Il professor Luciano Pecchiai, storico fondatore dell'Eubiotica in Italia e attuale primario ematologo emerito all'ospedale Buzzi di Milano, ha avanzato una spiegazione di questa possibile correlazione causa-effetto su cui occorrerebbe produrre indagini scientifiche ed epidemiologiche accurate. «E’ ben noto che il frumento del passato era ad alto fusto - spiega Pecchial - cosicchè facilmente allettava, cioè si piegava verso terra all'azione del vento e della pioggia. Per ovviare a questo inconveniente, in questi ultimi decenni il frumento è stato quindi per così dire “nanizzato” attraverso una modificazione genetica».

                                    Appare fondata l'ipotesi che la modifica genetica di questo frumento sia correlata ad una modificazione della sua proteina e in particolare di una frazione di questa, la gliadina, proteina basica dalla quale per digestione peptica-triptica si ottiene una sostanza chiamata frazione III di Frazer, alla quale è dovuta l'enteropatia infiammatoria e quindi il malassorbimento caratteristico della celiachia.
                                    «E’ evidente - ammette lo stesso Pecchiai - la necessità di dimostrare scientificamente una differenza della composizione aminoacidica della gliadina del frumento nanizzato, geneticamente modificato, rispetto al frumento originario. Quando questo fosse dimostrato, sarebbe ovvio eliminare la produzione di questo frumento prima che tutte le future generazioni diventino intolleranti al glutine». E non è da escludere che sia proprio questo uno degli scogli più difficili da superare.

                                    400.000 malati in Italia
                                    La riconversione della produzione, una volta che questa sia entrata a regime e abbia prodotto i risultati economici sperati, diviene impresa assai ardua e incontrerebbe senza dubbio molte resistenze. Di qui la probabile mancanza di interesse ad approfondire una simile ipotesi per trovarne l'eventuale fondamento.
                                    D'altra parte, nessuno ancora ha trovato una spiegazione al fatto che l'incidenza della celiachia è aumentata in maniera esponenziale negli ultimi anni e l'allarme non accenna a rientrare. «Mentre qualche decennio fa l'incidenza della malattia era di 1 caso ogni mille o duemila persone, oggi siamo giunti a dover stimare 1 caso ogni 100 o 150 persone», spiega Adriano Pucci, presidente dell'Associazione Italiana Celiachia. «Siamo dunque nell'ordine, in Italia, di circa 400 mila malati, di cui però soltanto 55 mila hanno ricevuto una diagnosi certa e seguono una dieta che può salvare loro la vita».

                                    In molti sostengono che l'aumento dei casi di celiachia sia una conseguenza del miglioramento delle tecniche diagnostiche, ma la spiegazione non convince, appare eccessivamente semplicistica e riduttiva. Fatto sta che, anziché cercare spiegazioni sulle cause, cosa che permetterebbe di provvedere poi alla loro rimozione, la ricerca oggi percorre direzioni opposte, ipotizzando e sperimentando ulteriori modificazioni genetiche del frumento stesso per «deglutinare», cioè privare del glutine, ciò che ne è provvisto o «immettere» nel frumento caratteristiche proprie di cereali naturalmente privi di glutine.

                                    Il mistero dei Creso
                                    A proposito torna alla mente una questione dibattuta qualche anno fa alla quale non è mai stata fornita risposta e che rimane a tutt'oggi un problema apertissimo e attuale: il cosiddetto grano Creso. Nel 1974, all'insaputa dei più, viene iscritto nel Registro varietale del grano duro il Creso. Nove anni dopo, la superficie coltivata a Creso in Italia era passata da pochi ettari a oltre il 20% del totale, con 15 milioni di quintali l'anno per un valore, di allora, di circa 600 miliardi di vecchie lire.
                                    Da una pubblicazione del 1984 si ricavò poi che quel grano era stato «inventato» e sviluppato presso il centro di studi nucleari della Casaccia (1). Nel lavoro, come ricordò nel 2000 anche il fisico Tullio Regge su Le Scienze, si sottolineava l'efficacia della mutagenesi e l'introduzione di nuovo germoplasma e di ibridazioni interspecifiche.

                                    La varietà di grano duro Creso ha determinato una vera e propria rivoluzione cerealicola in Italia. Nata presso il Centro Ricerche del CNEN (ora ENEA) della Casaccia grazie alle conoscenze sugli effetti delle radiazioni sulle piante, fu ottenuta irradiando con raggi X la varietà Cappelli e, iscritta nel 1974 nel Registro Nazionale delle varietà di grano duro, in pochi anni diventò la varietà più coltivata in Italia.

                                    In sostanza, il Creso era il risultato dell'incrocio tra una linea messicana di Cymmit e una linea mutante ottenuta trattando una varietà con raggi X. Per altre varietà in commercio erano stati utilizzati neutroni termici. In che misura, per esempio, il consumo continuativo di questo frumento può avere influenzato l'organismo di chi lo ha ingerito? Non si sa, né pare che alcuno voglia scoprirlo. Lo stesso Regge si limitò ad affermare che comunque «lo hanno mangiato tutti con grande gusto».
                                    E se la celiachia fosse il risultato di decenni di ripetuti e differenti interventi sulle varietà di grano che sta alla base della maggior parte del cibo che mangiamo? Chissà se a qualcuno, prima o poi, verrà voglia di capirlo.

                                    mercoledì 27 maggio 2015

                                    Mandorle anticancro: il Laetrile


                                    Se frequentate un gruppo di sostenitori delle cure alternative per il cancro, prima o poi vi capiterà di sentire qualcosa di simile al titolo di questo articolo: mangiare mandorle per sconfiggere il cancro.

                                    Nonostante l'affermazione sembri assolutamente fuori luogo non è proprio così in quanto si tratta dell'ennesima storia di un'idea sbagliata in partenza, portata avanti testardamente nonostante le prove la smentissero e poi utilizzata per guadagnare denaro sulle speranze di chi è malato.
                                    Il finale è abbastanza scontato: dopo aver smentito la correttezza di un'ipotesi che vuole sfruttarla per i suoi interessi accuserà il mondo di complotto ai suoi danni e vivrà ai margini della legalità pur di non perdere gli introiti che aveva programmato.
                                    Questa storia accade negli Stati Uniti ed ebbe (e forse ha) notevole eco mediatico.

                                    E' una storia senza senso. Perchè una persona si convince che qualcosa possa curare il cancro e nonostante tutto dimostri il contrario continua testardamente a perseguire quell'idea? E' impossibile tornare indietro? E' inaccettabile ammettere di aver sbagliato?

                                    E perchè la gente continua a sperare nell'impossibile affidandosi a ciò che non ha mai mostrato di funzionare?
                                    Forse proprio perchè ormai si crede solo all'impossibile visto che il possibile è già stato fatto?

                                    Procediamo con ordine.
                                    L'Amigdalina, molecola isolata nel 1830, è una sostanza contenuta in semi di diverse piante (pesca, albicocca), soprattutto nelle mandorle amare. E' chiamata a volte "vitamina B17" anche se in realtà non si tratta di una vitamina e non interviene in nessun processo fondamentale del nostro organismo. Tramite un'azione enzimatica, l'amigdalina si scinde e produce altre sostanze, tra le quali l'acido cianidrico(cianuro), molto tossico anche a piccole dosi. La sostanza fu sperimentata nel 1892 in Germania come prodotto anticancro ma fu subito abbandonata per la sua inefficacia e tossicità.
                                    All'inizio degli anni 50 Ernst Krebs produsse una sorta di Amigdalina "modificata" che chiamò Laetrile(chimicamente levo mandelonitrile beta glucuronoside) e che brevettò per la cura dei disordini della fermentazione intestinale. Krebs era figlio di un farmacista che già prima di lui aveva sperimentato varie sostanze per la cura del cancro senza successo. L'"inventore" del Laetrile in realtà non era medico. Fu bocciato diverse volte ed infine espulso da una scuola omeopatica, frequentò senza successo altre 5 università ed alla fine riuscì a conseguire un diploma in arte in un'università in Illinois. Nel 1973 riuscì ad ottenere da una scuola cristiana evangelica di Tulsa, un diploma di scienze per aver organizzato una conferenza di un'ora sul Laetrile.

                                    La teoria alla base delle ipotesi di Krebs è un po' complessa, per chi volesse conoscerla la riassumo di seguito:

                                    Nel 1892 un embriologo scozzese, John Beard, ipotizzò che le cellule del cancro sono simili alle cellule del trofoblasto (sono le cellule della placenta che permettono l'impianto dell'embrione nell'utero materno). Secondo lui il pancreas produce un enzima, la chemotripsina, che avrebbe le proprietà di distruggere il trofoblasto che senza questa azione "limitante" andrebbe oltre l'utero invadendo anche il resto dell'organismo, proprio come un tumore. Quando il pancreas non è capace di produrre sufficiente chemotripsina, le cellule del trofoblasto, sempre secondo Beard, circolerebbero per l'organismo, creando i presupposti per il cancro.
                                    Nel 1950 Krebs riprese queste teorie ed ipotizzò che l'amigdalina potesse uccidere le cellule cancerose proprio come la chemotripsina.
                                    Secondo lui, le cellule cancerose sarebbero carenti di un enzima (dal nome "rodanasi" o rodanese) che provocherebbe la produzione di acido cianidrico ed ucciderebbe le stesse cellule del cancro, mentre le cellule sane conterrebbero un altro enzima che le proteggerebbe dall'azione tossica del cianuro.
                                    Krebs affermò quindi che l'amigdalina fosse una vitamina (sostanza necessaria alle funzioni dell'organismo) e la ribattezzò vitamina B17. Il cancro sarebbe causato dalla mancanza di questa vitamina.
                                    Nessuna delle teorie di sopra sono state validate dagli studi scientifici. L'amigdalina non è una vitamina e non è mai stato dimostrato che una  sua carenza possa provocare qualsiasi forma di cancro.

                                    Nel 1956 Krebs incontra il geologo Andrew Mc Naughton (che poi passò alla più redditizia attività di trafficante d'armi e poi di agente segreto doppio, per il Canada e per Cuba, del quale diventò cittadino onorario per mano di Fidel Castro in persona) il quale, attirato dalla "vitamina anticancro" fondò laInternational Biozymes che cominciò a produrre e commercializzare il prodotto.
                                    Parallelamente Mc Naughton ebbe gravissimi problemi legali legati alla sua abitudine di fare affari un po' "oscuri". Fu condannato in Canada e persino in Italia per bancarotta, truffa, frode fiscale. In Canada in particolare fu chiesto il suo arresto per un'evasione fiscale mai risarcita. L'uomo si diede alla latitanza.
                                    Questo non fermò la sua attività commerciale con il Laetrile che cominciò a pubblicizzare in riviste, quotidiani libri e televisioni. Riuscì a convincere alcuni medici a tenere conferenze sul prodotto e convinse uno di questi a scrivere un libro che ebbe discreta diffusione nel nord America. Il nome della società divenne Fondazione Mc Naughton.
                                    Nonostante questo le vendite del Laetrile non decollarono, serviva una svolta che sembrò arrivare poco tempo dopo.
                                    Cecile Hoffman era una maestra di San Diego sottoposta ad intervento nel 1959 per cancro mammario. Dopo la lettura di uno dei libri che pubblicizzavano il Laetrile cercò disperatamente di procurarsene qualche dose. Si rivolse direttamente all'azienda produttrice che le vendette alcune dosi. Alla ricerca di un medico disposto a curarla con quella sostanza e dopo qualche difficoltà a trovarlo, finì nelle mani di Ernesto Contreras, medico messicano che non aspettava di meglio ed esercitava a Tijuana (località nella quale si concentrano il 99% delle cliniche alternative statunitensi, fuori dai confini ma comodissima da raggiungere).

                                    Contreras sottopose la donna alla cura dichiarandola guarita dopo pochi mesi. La donna diventò un'accanita sostenitrice del Laetrile e dell'ambulatorio messicano di Contreras, diffondendo la sua vicenda tramite tutti i canali possibili. Nel 1963 arrivò addirittura a fondare la International Association of Cancer Victims and Friends (IACVF) che pubblicizzava la cura con il Laetrile. Nel 1969 morì di metastasi da cancro mammario. La voce si era però diffusa e da tutto il continente americano arrivavano carovane di malati a chiedere le cure di Contreras con il Laetrile.
                                    L'affare si mostrò redditizio, ogni ciclo di cura costava parecchio e l'ambulatorio di Contreras, sempre affollato, forniva scorte per effettuare la terapia a casa. Il prodotto era pure spedito su richiesta. Ogni studiosulla sostanza però continuava a non mostrare segni di efficacia.
                                    Nel 1970, il medico messicano, ormai ricco, fondò un suo centro medico extralusso il Del Mar Medical Center che diventò qualche anno dopo Oasis of Hope medical center. Alla morte del medico successe il figlio, Francisco Contreras, attualmente responsabile della struttura che fornisce sempre cure alternative ma non menziona ufficialmente tra le sue prestazioni terapie con Laetrile.

                                    Se dal punto di vista commerciale il prodotto sembrava lanciato mancava ancora il "benestare" scientifico. I medici che chiedevano prove dell'efficacia del Laetrile non ricevevano nemmeno risposta, alcune società mediche richiesero dati e cartelle per un esame preliminare e questi dati non arrivarono mai. Continuava però il passaggio di improbabili testimoni in TV e svariati articoli sui  giornali locali.

                                    Dalla metà degli anni 70 si successero vari scandali finanziari con conseguenti dissesti delle società di Krebs e Mc Naughton che però non demordevano nell'obiettivo di dare dignità scientifica alla loro cura. In realtà per anni, non vi furono nè esperimenti scientifici nè verifiche mediche di un certo livello, almeno non quanti furono gli scandali economici, gli spostamenti di capitale e le denunce del fisco contro i produttori della sostanza. L'impressione che ne derivava era quella di una azienda male organizzata e cadente alla quale non importava l'efficacia eventuale del loro prodotto quanto la "vendibilità" e la possibile diffusione mondiale.

                                    Furono commissionati dalla stessa Fondazione McNaughton alcuni studi su cavie (fatti dai laboratori SCIND di San Francisco) affette da tumore. Negli anni precedenti la fondazione affermava di avere risultati "brillanti" con dosaggi di 1 o 2 grammi settimanali di Laetrile, alle cavie fu somministrato l'equivalente di 30 e 40 grammi di sostanza ed i risultati furono totalmente negativi.
                                    La somministrazione però continuò concentrandosi nella clinica di Contreras. Egli affermava di visitare 100-120 pazienti a settimana fornendo una scorta di Laetrile utile per un mese di terapia. Secondo lui nel 30% dei pazienti vi erano risultati positivi e definitivi ma non fu mai fornita prova di queste affermazioni.
                                    Nel 1979 Contreras dichiarò di aver trattato 26000 casi di cancro in 16 anni.
                                    Nonostante questo gli studi sulla sostanza evidenziavano che non vi era nessuna prova di un effetto anticancro nè sugli uomini nè sugli animali, si registravano anche molti casi di intossicazione accidentale o volontaria. Tutto ciò che affermava l'efficacia del Laetrile erano degli aneddoti, delle vere e proprie pagine pubblicitarie, nessuno studio serio e nessuna statistica evidenziava un ruolo positivo, reale, nella cura dei tumori.
                                    Il fallimento della cura fu ripetutamente sottolineato dalle ricerche che venivano effettuate nelle università americane in risposta alla richiesta crescente di indagini da parte della popolazione americana.
                                    Dalla FDA giunse a questo punto una richiesta ufficiale: fornire almeno i dati dei casi più evidenti e palesi di miglioramento.

                                    Contreras fornì solo 12 casi.

                                    L'analisi di questi casi fu pietosa: la metà di questi erano morti di cancro, uno aveva utilizzato terapie convenzionali, un altro era deceduto per altra patologia dopo la rimozione chirurgica del tumore, uno era ancora affetto dalla malattia e gli ultimi tre non erano rintracciabili (...ed erano i casi più evidenti di "successo"...).

                                    Ma altri medici seguivano le orme di Contreras che nel frattempo era diventato un "guru" delle cliniche alternative, tutti affermavano risultati eclatanti e nessuno forniva documentazione e quando questo raramente accadeva si trattava dei soliti casi che in realtà di "risolto" non avevano nulla. Uno dei più conosciuti fu John Richardson che affermò di aver curato 6000 pazienti dal cancro. Il numero esatto non si scoprì mai ma di sicuro egli fece molti affari arrivando ad acquisire notevole fama e promettendo miracoli che in realtà non ottenne. Subito dopo una sua dichiarazione nella quale parlava di "miglioramento drammatico della malattia" ammise che praticamente tutti i suoi pazienti erano deceduti di cancro.
                                    Fu calcolato il suo introito in circa 15 milioni di dollari dell'epoca ed anche lui ebbe guai con il fisco. Fu prima denunciato e poi radiato dall'albo dei medici per aver praticato cure inefficaci su pazienti non consenzienti. Finì la sua carriera lavorando nella clinica del dottor Contreras. Morì all'inizio degli anni 80.

                                    Il Laetrile quindi, nonostante non avesse mai dato prova delle sue capacità continuava ad essere proposto. Ma ci fu un episodio che fece scalpore, il cosiddetto caso Rutherford.
                                    Glen Rutherford era un commerciante di 55 anni affetto da un polipo maligno al colon. Per paura rifiutò di sottoporsi alla chirurgia tradizionale affidandosi alle mani del dott. Contreras. Questi lo "curò" somministrandogli vitamine, enzimi e Laetrile. Emerse dopo alcuni anni (furono perquisiti gli schedari del servizio di anatomia patologica che analizzavano le biopsie dei pazienti) che durante un intervento da lui definito "diagnostico" rimosse il polipo (in pratica effettuò l'intervento che l'uomo non voleva fare per paura). Dopo pochi giorni giudicò l'uomo guarito e questa notizia fece il giro degli Stati Uniti: il Laetrile divenne finalmente noto a tutti.

                                    Con la diffusione del Laetrile in larga scala cominciarono i primi guai.
                                    Due morti furono attribuite alla sostanza ed erano due bambini. Il primo era Chad Green, due anni, affetto da leucemia in fase di guarigione con cicli di chemioterapia. Improvvisamente, convinti da un medico alternativo, i genitori del piccolo sospesero ogni terapia affidandosi alle "cure metaboliche" a base di diete, vitamine, enzimi e Laetrile. Fu intimato da un magistrato il ritorno alle cure tradizionali ma i genitori del piccolo Chad fuggirono in Messico affidandosi a Contreras. Qualche mese dopo il bambino morì di avvelenamento da cianuro.
                                    L'unica cosa dichiarata da Contreras fu che il bambino non era guarito, ma almeno era morto in maniera dolce.
                                    Joseph Hofbauer invece, era un bambino di nove anni affetto da un linfoma (patologia che ha una percentuale di sopravvivenza a cinque anni con cure standard del 95%). I suoi genitori non provarono mai una cura tradizionale ma si affidarono subito alle "terapie metaboliche" con il Laetrile. Joseph morì due anni dopo.

                                    Ma il Laetrile ha anche una vittima illustre. E' l'attore Steve Mc Queen.
                                    Malato di tumore si affidò alla "cura metabolica" con il Laetrile. Nel luglio del 1980 l'attore americano si ricoverò in una clinica messicana di cure alternative. Dopo pochi giorni dalle prime sedute "terapeutiche" Mc Queen si dichiarò soddisfatto ed in buona forma: "Thank you for helping to save my life" (Grazie per avermi aiutato a salvare la vita) disse. In una conferenza stampa il suo medico lo dichiarò guarito e pronto a tornare al lavoro.
                                    Morì per il suo tumore polmonare pochi mesi dopo. Sottoposto a disperato intervento chirurgico per rimuovere le masse tumorali ormai disseminate per metastasi non riesce a superare l'intervento e muore il giorno dopo, il 6 novembre 1980.

                                    Non fu sufficiente nemmeno questo a fermare la diffusione delle cure "all'estratto di mandorle" che sembrava ipnotizzare la gente. La cosa più stupefacente era l'assoluta mancanza di riscontri sull'efficacia di questa terapia. Non vi erano dimostrazioni scientifiche, ma anche i classici racconti tra amici, si concludevano con un "niente di fatto". Negli Stati Uniti sembrava una follia collettiva. Fu questo il periodo in cui le cliniche di medicina alternativa in Messico ebbero maggiore sviluppo in quanto davanti agli affari ottenuti vendendo praticamente acqua fresca, in tanti tentarono la via delle cure alternative (in quella zona sono tantissime anche oggi le cliniche che offrono solo cure alternative). La richiesta era enorme e non essendo la cura permessa nel territorio statunitense, gli alternativi si trasferivano appena fuori confine, in Messico appunto. L'enorme spinta popolare indusse anche molti politici a "cavalcare l'onda" (probabilmente non per motivi scientifici o altruistici...) e furono anche le pressioni politiche che suscitarono l'interesse dei media e delle autorità.
                                    La gente partiva per un viaggio della speranza e tornava disperata, quando riusciva a tornare in vita. Così aumentavano i casi di avvelenamento da cianuro per uso del Laetrile, molti dei quali venivano scoperti casualmente in quanto le persone coinvolte non ammettevano inizialmente di aver effettuato la "cura alternativa". Uno studio sulla tossicità alle dosi consigliate dai guaritori però, non dimostrò particolari effetti collaterali quando queste dosi non venivano superate.

                                    A quel punto fu quasi inevitabile l'inizio della verifica definitiva.
                                    Il National Cancer Institute (NCI) indagò sulla sostanza e sulle sue proprietà, iniziò con uno studio retrospettivo indirizzando un questionario a 385.000 medici statunitensi e 70.000 rappresentanti di istituzioni sanitarie, mediche o case di riposo, chiedendo di fornire notizie su pazienti che riferivano benefici dall'uso del Laetrile.
                                    Furono contattati anche diversi gruppi di sostegno alla terapia ed anche ad essi furono chiesti riscontri.
                                    Nonostante l'enorme mole di contatti arrivarono solo 93 report 26 dei quali mancavano quasi completamente di documentazione utile allo studio. I restanti 68 casi furono anonimizzati ed inviati ad una commissione che doveva confrontare i risultati con quelli di un numero di pazienti uguale che però aveva ricevuto chemioterapia come cura del proprio tumore.
                                    La commissione esaminatrice era "in cieco", non sapeva cioè chi aveva ricevuto Laetrile e chi chemioterapia.

                                    I risultati furono i seguenti:
                                    - 2 pazienti mostrarono completa remissione della malattia (scomparsa del tumore)
                                    - 4 remissione parziale del tumore (dimensioni diminuite, arresto dello sviluppo)
                                    - 62 pazienti non mostrarono alcun effetto da parte del laetrile (malattia in avanzamento o morte del paziente)

                                    Pochi giorni dopo l'inizio dell'analisi da parte della commissione, 220 medici inviarono al NCI i report di 1000 pazienti che avevano utilizzato il laetrile e che non avevano ricevuto nessun beneficio.
                                    La commissione concluse che "i risultati mostrano che non vi è nessuna conclusione che possa supportare un effetto antitumorale da parte del Laetrile".
                                    Nel 1980 il NCI organizzò uno studio su 178 pazienti che avevano utilizzato la sostanza associata ad enzimi e vitamine come cura  sperimentale (furono coinvolte la Mayo Clinic ed altri tre centri oncologici) per il loro tumore maligno.
                                    Furono scelti pazienti in buone condizioni di salute e con masse tumorali misurabili per una verifica. Un terzo del campione non aveva effettuato nessuna chemioterapia.
                                    Alla richiesta di fornire una "formula" del Laetrile, nessun gruppo di sostegno alla cura fu capace di dare delle indicazioni precise al NCI che pertanto decise di basarsi sulle indicazioni di Krebs e sulla posologia e dosi che venivano somministrati dal maggiore produttore della sostanza, l'American Biologics.
                                    I risultati furono evidenti.

                                    Nessun paziente sopravvisse, tutte le masse tumorali aumentarono di dimensioni e non vi fu nessun miglioramento delle condizioni di salute. La sopravvivenza inoltre era minore rispetto a quella attesa in caso di cure conosciute. Molti pazienti inoltre accusarono i sintomi dell'avvelenamento da cianuro e numerosi effetti collaterali, anche gravi. Dopo sette mesi di cura, non era sopravvissuto nessuno.
                                    Una nota del NCI concludeva:
                                    Laetrile has had its day in court. The evidence, beyond reasonable doubt, is that it doesn't benefit patients with advanced cancer, and there is no reason to believe that it would be any more effective in the earlier stages of the disease . . . The time has come to close the books

                                    (trad.) Il Laetrile ha avuto la sua sentenza. L'evidenza, oltre ogni ragionevole dubbio, è che non procura benefici in pazienti con tumori avanzati e non c'è motivo di credere che potrebbe essere efficace negli stadi iniziali della malattia...è giunto il tempo di chiudere il libro. 

                                    American Biologics (la casa produttrice del Laetrile) denunciò (tre volte) il NCI per essere colpevole del drastico calo  delle vendite di prodotto, le denunce furono archiviate.
                                    Dopo questa conclusione altri studi raccolsero i (pochi) dati sul Laetrile disponibili in letteratura e conclusero che non vi era nessun motivo per sospettare un effetto positivo della sostanza. 
                                    Attualmente il Laetrile è ancora utilizzato in alcune cliniche messicane ed è reperibile su internet con i nomi di vitamina B17 o Amigdalina.
                                    Negli anni l'eco del Laetrile si è comunque spento notevolmente ed anche oggi, chi  continua a ripetere il mantra del complotto e della cura nascosta dalle autorità continua a non fornire nessuna prova delle sue affermazioni.
                                    A partire dal 2000 la giustizia americana ha punito numerosissime aziende che vendevano o distribuivano Laetrile come "cura per il cancro" mentre nelle cliniche messicane lo "spettro" d'azione dell'"anticancro alle mandorle" si è allargato a dismisura con la pretesa di curare anche l'AIDS, la sclerosi multipla, il diabete ed altro.
                                    Anche in questi casi solo a parole...

                                    Con le sperimentazioni del NCI si chiuse un altro capitolo di inutili illusioni fornite da gente che pretendeva di aver scoperto la cura del cancro.
                                    E' un destino drammatico quello dei malati di tumore, oltre la malattia c'è da evitare di cadere nelle grinfie degli impostori che avrebbero un modo semplice ed indiscutibile di dimostrare di non essere soltanto dei ciarlatani: provare le loro affermazioni. Ma non lo fanno mai.

                                    Quando non ci sono controlli tutte le cure alternative millantano successi e guarigioni eccezionali, quando questi controlli iniziano, come per miracolo le guarigioni scompaiono ed i successi svaniscono.     

                                    (Articolo scritto da Salvo Di Grazia)